Il dio delle piccole cose – Arundhati Roy

Lo Scirocco, 1 ottobre 2008il dio delle piccole cose

Il dio delle piccole cose è un crocevia di molte storie. È la storia di due gemelli, Estha e Rahel, che si trovano a sette anni a dover assistere a una tragedia ben più grande di loro, e a portarne i segni per tutta la vita. La storia della loro madre, Ammu, una donna decisamente anticonformista per l’India degli Anni ’60, che divorzia dal marito ubriacone nel momento in cui comincia a picchiare anche i bambini. La storia della nonna dei gemelli, Mammachi, che invece ha continuato a farsi picchiare dal marito, Entomologo reale – erano ancora i tempi del dominio britannico – finché il figlio Chacko non prende le sue difese, ma da quel momento in poi il marito non le parlerà mai più. Ma la storia da cui tutto dipende è quella del “dio delle piccole cose”, Velutha, un Intoccabile, che si trova ad amare, ricambiato, la donna con cui giocava quando entrambi erano dei bambini, ma senza mai toccarsi. Si tratta di Ammu, la madre dei gemelli. È bastato uno sguardo perché la Storia facesse uno scivolone, e alla prima occasione facesse pagare il conto a tutti. Perché nonostante il ’69 sia anche qui un anno di rivoluzioni, di manifestazioni, di sommosse marxiste e di sindacati, resta il fatto che la questione delle caste è molto antica. E un Intoccabile resta tale anche con la tessera del Partito Comunista.
Arundhati Roy incastra ogni filone alla perfezione saltando nel tempo e nello spazio, avanti e indietro per l’India, ma anche in America, dove Rahel andrà a vivere da adulta, anni dopo la tragedia, o il Regno Unito, dove il fratello di Ammu sposa un’inglese. Il punto di vista è soprattutto quello dei due gemelli che filtrano la realtà attraverso parole che non conoscono e uno sguardo innocente, anche se non per molto. Con una scrittura lirica, a volte struggente, l’Autrice ci porta in un mondo dove gli uomini Toccabili sono spesso violenti, e quelli che non lo sono soccombono, al pari delle donne. Dove la natura è di una bellezza straripante, gonfia d’acqua o di luce. Dove l’odore del sangue diventa “Dolcenausea. Come rose vecchie nella brezza”. E dove il mondo dei Dalit, degli Intoccabili, è chiuso e senza speranza.
L’Autrice chiude il romanzo con un capitolo interamente dedicato all’amore che nonostante tutto ha legato un Intoccabile a una Toccabile, e ci regala delle immagini di estrema tenerezza e di “gioia inpinnita”. Per aiutarci a non soccombere di fronte alla violenza a alla tragicità della Storia. Come un inno alla speranza, nonostante tutto.

Arundhati Roy, Il dio delle piccole cose, Guanda, 2008 (euro 9,00)

Arundhati Roy è una scrittrice e attivista indiana, nata nel 1961 nella regione del Kerala. Il dio delle piccole cose è il suo primo e unico romanzo, con cui si è ampiamente meritata il prestigioso Booker Prize (premio letterario annuale per i romanzi di lingua inglese) e una serie di acclamazioni sul New York Times. Roy si occupa di politica e questioni sociali in India, sulle quali ha scritto numerosi saggi. Si è dimostrata molto critica rispetto al governo indiano, soprattutto per le questioni riguardanti i test atomici, la noncuranza per l’ambiente e per i diritti delle minoranze. I suoi articoli vengono pubblicati regolarmente su Internazionale.

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Informazioni su vaeva

1982, Bologna

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