Egizi, fantasmi, Ufo, John Titor e il Graal

LucidaMente n. 34, ottobre 2008voyager

Per quale “mistero”
continuiamo a guardare
i tanti programmi
pseudoscientifici?

Atmosfere intriganti, scenografie da film hollywoodiano (ovviamente di fantascienza), colonne sonore insinuanti o piacevolmente da brivido, a seconda del caso più o meno spaventevole da trattare. Sono elementi essenziali di ogni buon programma televisivo che si occupi di pseudoscienza, archeologia misteriosa, fenomeni psichici paranormali, o avvistamenti di Ufo.

Breve sommario degli Ufo in tv – L’apripista del genere paranormale in televisione è stato Alessandro Cecchi Paone, nel lontano 1985, con un programma sulla parapsicologia andato in onda su Raitre: Mister O. Caduto nel dimenticatoio a tal punto che neanche YouTube ne conserva traccia. Forse perché è stato surclassato dalla mole di trasmissioni dedicate a fantasmi & Co. che ci hanno bombardato dalla fine degli anni Novanta a oggi. La lista è lunga e spazia su tutte le reti televisive. Tra gli altri abbiamo Misteri, Atlantide-Storie di uomini e di mondi, Stargate-Linea di confine, Rebus-Questioni di conoscenza, oltre ovviamente a Voyager-Ai confini della conoscenza e Top Secret. Anche Il bivio si è dato spesso e volentieri un’aria paranormale, tra i casi di stigmate e Ufo. Non dimentichiamo che anche il telefilm cult X-Files risale agli anni Novanta (da noi nel 1994).

Non solo extraterrestri – L’oggetto di tanto barcamenarsi non è solo il classico omino verde (grigio in realtà, come insegna Mulder, il non dimenticato protagonista di X-Files). Roberto Giacobbo, conduttore e autore di Voyager, sa bene che almeno ogni tanto bisogna staccare il filo da Egizi e Santo Graal, così ha portato alla ribalta il Chupacabra, creatura più o meno immaginifica già protagonista di una puntata di X-Files. Altro interesse che accomuna le indagini di Mulder e Scully a Voyager, ma anche ad Atlantide, oltre agli ormai ovvi cerchi di grano, è l’antica civiltà degli Anasazi, vissuti duemila anni fa nelle terre rosse del New Mexico e straordinariamente capaci di tracciare strade a filo con i paralleli terrestri. Grazie a una sorprendente conoscenza dei cieli o a un aiutino extraterrestre?

Il viaggiatore nel tempo – Un inedito di Giacobbo è stato John Titor, soldato americano proveniente dal 2036, che in un viaggio di lavoro è sostato prima nel 1975, poi dal 1998 al 2001. È a questo punto che ha dedicato cinque mesi a divulgare notizie preoccupanti dal suo presente. Secondo Titor la Russia diventerà sempre più aggressiva, fino a far scoppiare una Terza guerra mondiale nel 2015, in cui moriranno tre miliardi di persone. Visione apocalittica degna di un classico come Terminator 2 (Wikipedia ci ricorda che è effettivamente lo stesso numero di vittime ipotizzato nel film). Giacobbo ha dedicato alla questione due serie di docu-fiction. «Questa è una storia difficile da credere ma è una storia accaduta davvero»: non è chiaro se sia accaduto davvero che un uomo chiamato John Titor abbia viaggiato nel tempo, o un uomo il cui nickname era John Titor abbia scritto per cinque mesi un blog su internet. Ai posteri l’ardua sentenza, come si suol dire.

Il mistero più indecifrabile – Ma il dubbio che più mi attanaglia è perché programmi spesso così inverosimili abbiano tanto seguito. Perché continuiamo a guardare con accanimento storie di Egizi, alieni, fantasmi, poteri psichici paranormali, Santo Graal, e via dicendo? Bisogna dire che a volte l’interesse per queste trasmissioni è dovuto al gusto kitsch dell’osservatore. In fondo vedere Giacobbo fare insinuazioni tanto fantasiose, o vederlo scomparire dallo schermo con effetti tanto esilaranti, può far tirare il fiato dopo una giornata faticosa. Alcuni spettatori sono persino intrigati dall’enigma del prossimo collegamento che farà tra Maya, Atlantide, alieni e Loch Ness. Oppure potrei tirare in ballo la società materialistica, e potrei dire con Gustavo Rol, altro protagonista del paranormale, che questo «secolo rumoroso e materiale», entro il quale ci affanniamo dietro a lavoro e soldi, ci lascia un po’ vuoti e aridi. Da ciò il bisogno di ritrovare un aggancio pseudospirituale che ci assicuri della possibilità dell’irrazionale, dell’immaginario, magari solo come spazio creativo.

Alla ricerca del fantastico – I programmi di pseudoscienza ammiccano al senso del mistero che ci portiamo dietro da quando siamo bambini. A quando ascoltavamo storie di maghi e fantasmi e andavamo a caccia di un brivido nelle case abbandonate, nelle sedute spiritiche, nel buio. Forse per questo quando ascolto una storia come quella del buon Titor, nonostante l’ovvio scetticismo, in fondo quasi quasi vorrei crederci. Come quando da bambina, durante il giro in una casa abbandonata, speravo che ogni rumore sospetto e pauroso non fosse solo un brutto topo, troppo reale, ma un fantasma da cui scappare urlando. E quindi in definitiva giro anche a voi il consiglio di Titor: trovate cinque persone di cui vi fidate ciecamente nell’arco di 100 miglia e comprate delle biciclette. Male non fa!

Da LucidaMente, anno III, n. 34, ottobre 2008

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1982, Bologna

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