All’una di notte a Dar Es Salaam

ITALIANS, Una giornata nel mondo (3 dicembre 2008), qui l’e-book
italians_una_giornata_nel_mondo
Se sono sveglia all’una a Dar Es Salaam durante la settimana vuol dire che qualcosa è andato male durante il giorno e ci sto ancora rimuginando. E pensare di notte fa male perché tutto sembra più brutto e più grave. All’una di notte nel letto penso ancora una volta a cosa ci faccio qui in Tanzania. Oggi ha piovuto tutto il giorno, le strade si sono allagate, le buche nelle strade sterrate sono diventate voragini dove è meglio non mettere piede. Il traffico se possibile è anche più congestionato. Dall’una alle due di notte penso che mi manca la civiltà a cui sono abituata, e penso che mi manca anche l’elettricità cui sono sommamente abituata. Non che salti sempre la corrente, anzi che non ci sia per niente è quasi raro, ma adesso è notte e tutto è un po’ peggio. Allora esco sul terrazzo e guardo il cielo. È l’unica cosa da fare in questi casi di notte. Guardo il cielo e ascolto le rane, piccole piccole ma gracidano a tutto volume. Sento in lontananza delle voci che cantano, non credo sia già il muezzin, ma è una bella cantilena anche questa. All’una di notte guardo le
nuvole. Non ci sono luci e le case sono tutte basse, e c’è una bellezza incredibile in questi cieli di notte. Allora mi torna in mente che stamattina in una via sterrata mi sono trovata bloccata da una pozzanghera che era come un pozzo, e nessuno aveva il coraggio di attraversarla. Un fuoristrada ci si è fermato accanto, ci ha fatti salire tutti e ci ha trasportati di là dal cratere. Poi ripenso alla ragazza che mi ha raccolto per strada ieri pomeriggio, quando ero carica di borse per la spesa e stavo chiaramente soffrendo sotto il sole diabolico, e mi ha dato un passaggio fino a casa. Torno a letto serena, quando la luce salta di nuovo, parte il generatore, dal rumore non sento neanche più le rane, si stacca anche il generatore, non vedo più il letto e non ho una pila. Mi incastro sotto la zanzariera e penso automaticamente al ragazzo nell’altra stanza con la malaria. Devo assolutamente addormentarmi.

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Informazioni su vaeva

1982, Bologna

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