Chi ha paura dei neonazi?

Franziska Tenner

Cronos num. 7, luglio 2009

Il 9 maggio di quest’anno ad Atene un gruppo di ragazzi di estrema destra ha preso d’assalto il palazzo della ex sede della Corte d’Appello che centinaia di immigrati avevano occupato. I ragazzi appartenenti al gruppo del “Chryssi Avghi” (Alba d’oro) hanno lanciato sassi e petardi sventolando striscioni con scritte come “Stranieri significa criminalità”, salutando alla maniera nazista. Gli immigrati hanno risposto alla sassaiola finché non è intervenuta la polizia con i lacrimogeni. Dello stesso giorno è un’altra inquietante notizia. Questa volta in Austria, nel campo di concentramento di Mauthausen. Poco prima della cerimonia di commemorazione della liberazione del campo, alcuni giovani neonazi hanno fatto irruzione, tutti incappucciati. Mentre gridavano “Heil Hitler” con il braccio alzato nel gesto nazista, hanno attaccato con una pistola a pallini dei sopravvissuti francesi e italiani all’Olocausto. Sempre in Austria, il 10 maggio un giornale tirolese riportava la notizia che una famiglia ebrea di Vienna si è vista rifiutare una prenotazione in un hotel di Serfaus, lo Haus Sonnenhof, nel Tirolo. L’albergatrice Irmgard Monz ha detto di aver avuto brutte esperienze con i clienti ebrei.

Il 25 aprile 2009 il “New York Times” denunciava il riaffiorare delle estreme destre naziste che si rifanno a un nazionalismo ariano e che dopo l’elezione di un presidente nero stanno allargando la schiera dei proseliti. Tra l’altro la polizia statunitense nei mesi scorsi aveva sventato un attentato al presidente Obama pianificato proprio da due giovani neonazi.
Nell’agosto scorso, invece, a Rostock, in Germania, la polizia ha chiuso un campo estivo per ragazzi e bambini perché i gestori diffondevano materiale propagandistico neonazista. Il ministro degli Interni tedesco lo scorso 22 aprile ha dichiarato che le attuali condizioni socioeconomiche della Germania, con la crisi economica che non accenna a finire, sono pericolosamente simili a quegli anni Venti e Trenta che videro l’ascesa del nazismo. Anche lo “Spiegel” del 19 marzo lanciava l’allarme: “Il panorama neonazista è vivo e attivo. E sta diventando sempre più pericoloso”.
Passiamo all’Italia. A Trieste le svastiche sui muri si moltiplicano, mentre i cori razzisti negli stadi italiani contro i giocatori di colore sono quasi un fenomeno abituale. All’inizio di aprile la Procura di Arezzo ha chiuso un sito web, thule-toscana.com, perché conteneva materiali neonazisti, diffondeva tesi negazioniste e inneggiava ad Adolf Hitler. A Bergamo lo scorso febbraio un corteo di forzano visti ha sfilato per la città con bastoni, esibendosi nell’ormai consueto saluto romano. Troppo spesso su Facebook spuntano gruppi nazisti, negazionisti e razzisti, poi prontamente chiusi. Anche sui giornali italiani si comincia a parlare di un pericolosissimo processo di nazificazione delle estreme destre nostrane. Richiami alle SS, al Terzo Reich, episodi di violenza contro immigrate e omosessuali, non sono casi sporadici. A che Cosa si deve questa recrudescenza di un passato apparentemente morto e sepolto?

Le ragioni della chiusura

Durante i periodi di crisi economica, quando i soldi scarseggiano e le frange deboli stentano ad arrivare alla fine del mese, riaffiora un sentimento di chiusura verso il prossimo, specialmente se è immigrato. I neonazisti sono i primi ad accusare il sistema capitalistico-liberale importato dagli Stati Uniti ritenuto la causa di ogni male. Di questi tempi però il capitalismo è nell’occhio del ciclone quindi è facile dare credito ai discorsi nazionalisti.
Un libro di Franziska Tenner uscito qualche tempo fa aveva già analizzato questo fenomeno attraverso una serie di interviste fatte dall’autrice, infiltrata nel mondo sotterraneo delle donne filonaziste. La prima intervista riguarda Ursula Schaffer: nazista della vecchia guardia, classe 1912. Ha vissuto interamente la dittatura di Hitler e fino al 1994 faceva propaganda invitando i giovani a visitare la sua biblioteca negazionista per far capire cosa era successo “realmente” alla Germania. La dottoressa Schaffer si lamentava della corruzione dei costumi della società contemporanea, dove una donna non può andarsene
tranquillamente in giro da sola di notte. Secondo lei nel 1933 era la stessa cosa ma poi arrivò Hitler, che ripulì le strade portando ordine e sicurezza.

Consumismo e giovani stupidi

Secondo le parole di un’altra intervistata la crisi economica porterà presto le persone in piazza, prima ad accusare il governo tramite delle manifestazioni, poi con una vera e propria guerra civile. Il movimento tedesco denuncia il consumismo dilagante che ha instupidito la gioventù, interessata ormai solo alla televisione americanizzata e allo shopping compulsivo, e che ha perso qualsiasi interesse per la cultura e la politica. Sostiene l’intervistata che “la vita quotidiana è politica. La politica e la finanza, l’economia, l’ambiente, scuole materne, posti di lavoro, il sociale. Tutta la vita è determinata dalla politica. Quanto ti costerà il pane domani lo decide la politica”. La soluzione proposta dai neonazisti è il ritorno al nazionalismo, alla chiusura dei mercati, alla produzione e al consumo di prodotti locali, biologici. Ma soprattutto il freno a un capitalismo che ha reso tutti spersonalizzati. Contro la concorrenza dei cinesi, o degli immigrati dell’Est, un lavoratore tedesco non può farcela, dicono i nuovi simpatizzanti del nazionalsocialismo, perche l’immigrato lavora per pochi soldi mentre il cittadino della Germania non accetta di lasciarsi sfruttare.
In questo clima di tensione sociale il profugo o l’immigrato diventano il capro espiatorio perfetto. Accusando gli stranieri di ottenere facilmente aiuti statali, casa e assistenza sanitaria, si fomenta un razzismo che ha portato a dei veri e propri pogrom contro la comunità turca, che si trova in Germania ormai da decenni. Nel novembre del 1992 è stato appiccato il fuoco a una casa di Molln abitata da extracomunitari: sono morte una donna di 51 anni e due bambine, una di 14 e l’altra di 10 anni. Nel maggio dell’anno successivo nei roghi di Solingen sono morte 5 persone, di cui ancora una volta due bambine di 4 e 9 anni, e due ragazze di 18 e 27. In entrambi i casi gli appartamenti erano stati cosparsi di liquido infiammabile da giovani neonazi che poi avevano acceso il fuoco.

Multicultura assassina

Monika Baginski è un’altra giovane naziskin intervistata dalla Tenner. Ha partecipato all’incendio di un ostello per profughi, e tra le altre cose dice: “Quando vedo un negro che inizia a ballare una certa danza popolare tirolese, lo trovo disgustoso”. Il completo rifiuto delta multiculturalità, infatti, è un fondamento del movimento neonazista. I matrimoni misti snaturano entrambe le razze e comportano la perdita dell’identità tedesca, tanto glorificata dai nazisti. Il multiculturalismo è visto quindi come la causa principale della criminalità. La colpa, però, non è attribuita esclusivamente all’immigrato, ma anche al governo, che permette agli stranieri di entrare in Germania. Sempre secondo i neonazisti è la democrazia la radice del problema, perché pretende di aiutare i più deboli «nel modo sbagliato», cioè accogliendo schiere di immigrate che fuggono dai propri Paesi senza risolvere i problemi che hanno determinato la loro emigrazione.
Per il nazionalismo, prima di tutto occorre pensare al proprio popolo, e I’integrazione non è certamente una possibilità da considerare: “Bisogna preservare a tutti i costi la propria identità”.

[…]

E oggi?

Leggere le interviste alle donne neonaziste fa intravedere le motivazioni che spingono il movimento di estrema destra a un nuovo fermento nonostante la dimostrazione del suo fallimento come ideologia
politica. Quando memoria e cultura non sono ritenuti più valori fondanti, gli impulsi autoritari sotterranei
della natura umana tentano di uscire nuovamente alla ribalta. Disoccupazione, inflazione e scontento generale sono gli ingrediente di base per l’avvio di una nuova dittatura. Quando il mix è ben riuscito emerge un leader, possibilmente carismatico, che si impone sul popolo, ben felice di stringersi intorno al “capo”. Un po’ di disciplina e l’impressione di una nuova uguaglianza sociale fanno il resto. Quando poi si trova un nemico comune, il gioco è fatto. Quanti di questi ingredienti stanno fermentando in Europa senza
che nessuno lanci un allarme?

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Informazioni su vaeva

1982, Bologna

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