City of Borders: le vite di gay e lesbiche a Gerusalemme presentate a Gender Bender

Da BolognaNotizie.com, 6/11/2009

Nella città santa, e città dei muri, israeliani e palestinesi superano le barriere che li separano per incontrarsi in un locale gay. È il documentario in rassegna per Soggettiva presentato ieri sera al Cinema Lumière.

city of bordersAnche la seconda giornata del Gender Bender, Festival Internazionale dedicato all’identità sessuale, mantiene vivo l’interesse del pubblico. Nonostante non fosse gremito come al primo incontro, anche ieri sera nella sala del Cinema Lumière, per il documentario City of Borders, il pubblico non mancava. E visto che si trattava di un argomento molto duro alle 22.30, si può considerare un successo.

A presentare il documentario un intervento registrato di Moni Ovadia. Il noto attore teatrale, ebreo originario dell’Europa dell’Est, ha denunciato l’ipocrisia di molta classe politica italiana, «Puttanieri che pretendono di moraleggiare», che ancora non fa niente per garantire uguali diritti a gay e lesbiche nel nostro Paese, nonostante la presunta uguaglianza di tutti i cittadini. Ha poi affrontato il tema del documentario, un film «bellissimo e necessario», perché il movimento gay in Israele e Palestina è la «punta di diamante verso una pace possibile ma nessuno se ne accorge».

City of Borders è Gerusalemme, dove i muri separano israeliani da palestinesi come anche gay da eterosessuali. Nella città santa c’è stato l’unico piccolo locale gay, il Shushan. Una specie di oasi di pace che attirava non solo israeliani ma anche palestinesi, che per raggiungerlo scavalcavano il muro e il filo spinato che circonda la Cisgiordania. Qui palestinesi e israeliani convivevano senza odio, in una bolla quasi onirica. Il documentario segue le vite di alcuni frequentatori del locale: una coppia lesbica dove una è arabo-israeliana (o meglio una «palestinese che vive in Israele»), l’altra ebrea; una coppia gay di ebrei che vivono negli insediamenti in Cisgiordania; la prima drag-queen della Palestina, che però alla fine scappa negli Stati Uniti; nonché la storia del padrone del bar, costretto a chiuderlo. È un documentario toccante che offre molti paradossi, come quello per cui gruppi di ebrei ortodossi israeliani e di palestinesi ferocemente musulmani si trovano uniti nell’odio verso i gay, in particolare in occasione dei Gay Pride tenutisi a Gerusalemme.

Oggi il Gender Bender propone un incontro con la filosofa Michela Marzano, uno dei tanti “cervelli in fuga” trapiantata in Francia da anni, che parlerà di corpo ed etica nella società contemporanea (l’appuntamento è alle 18 in Aula Santa Cristina). In serata invece c’è un curioso evento: una cena Gender Bender nella Libreria Ambasciatori (dalle 20 ma bisogna prenotare in anticipo), dove “nulla sarà quello che sembra”, rispettando il motto del Festival quindi: diffidare delle apparenze.

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