«Mentre ondeggiano i bracciali di alghe»

LM EXTRA n. 17, 10 novembre 2009

Un’atmosfera onirica:
Lightening (Sollievo),
un poemetto in prosa
di Laurel Andrea Harig

Laurel Andrea Harig è una giovane statunitense (ha appena compiuto 22 anni) nata a Philadelphia. Durante gli studi al prestigioso Bard College di Simon’s Rock (si è laureata nel 2008 in Studi interculturali) ha avuto modo di girare il mondo: è stata in India, Marocco, Svizzera, Londra, dove ha svolto un corso di Poesia araba contemporanea alla Scuola di Studi orientali e africani, in Italia e in Libano. Qui ha deciso di fermarsi, e attualmente sta proseguendo il suo percorso accademico in Studi mediorientali presso l’Università americana di Beirut. Sta inoltre lavorando alla pubblicazione di un libro di poesie.
Della sua sorprendente produzione, presentiamo il poemetto in prosa Lightening (Sollievo), caratterizzato da versi cupi e allucinati – ricchi di immagini surreali e inquietanti –, nei quali però compare una vaga ombra di speranza, un ricucirsi dell’identità grazie al ruolo del ricordo, incancellabile.
L’opera è dedicata a un carissimo amico dell’autrice, scomparso in agosto.

Sollievo

Stanotte sollievo sgorga dalla mia penna e tormentose note di appartenenza sgorgano dalle tue mani. Il mio argine è distrutto. Mio re, perché mi hai lasciato qui a morire tra i pappagalli e gli asini? Chi ti ha dato quell’anello?

Di notte, mi è apparso un marinaio. Di giorno le campane mi hanno tormentato con il loro canto lezioso. Come piume corvine cucite in un ventaglio, potrebbero evocare il volo, ma non ci riescono, chissà come.

Una pioggia, una pioggia carica di tazze da tè assassine, ogni manico pronto a staccarsi. Amico mio, non lasciarmi qui. Oppure lasciami e torna di nuovo.
……
Bellissimo, bellissimo marinaio. Sii il mio albatros e canta il tuo triste canto finché il giorno non si fa pesante e precipita nell’oceano. Inconsolabilmente. Sii il mio canarino, il mio orologio, le gocce di profumo che metto alla base del collo. Ieri notte ho sognato di stringerti con due braccia e due gambe. Pensavo di essere una stella marina. Incoronami regina di un’isola, o di un castello tra le nuvole, dimmi:

Meritiamo proprio qualcosa, no? Per tutto il nostro lavoro. Voglio dire, dobbiamo diventare qualcosa alla fine. (È così piccola, la scatola in cui ci troviamo, alla fine). Sei la luce del fuoco, un riverbero tremolante, una falena alle volte, nella fretta del mattino. Pensavo di vederti lì, quando pensavo forte abbastanza, nella più sottile venatura di legno lavorato – un’incisione di ali in miniatura.
……
Subito, cadde in un profondo sonno senza sogni. Dimmi, è stato facile andarsene? Ti è mancato il respiro in un momento preciso o in un altro? Qual è stata l’ultima cosa che hai mangiato/visto/annusato/sentito? Cosa ti manca di più? Cosa ci diresti, se potessi dire un’ultima cosa a ciascuno di noi? Sei stato amato profondamente e follemente. Un fiume di parole primaverili, un torrente di discorsi intrappolati? Cosa esprimerà il mio sentimento per te? Regno del profondo sonno senza sogni.

In fondo all’oceano, la reginetta di maggio aspetta. Sta lentamente diventando del colore della schiuma di mare. Le sue braccia bronzate sono strette pazientemente, mentre ondeggiano i bracciali di alghe. Non so se potrò più amare luglio di nuovo, o agosto. Anche la gloria bruna di novembre adesso è cerchiata da pallidi occhi rossi iniettati di sangue. Come osi lasciarmi?
……
Gioca con me un’altra volta, sollevami così che possa vedere i cavalli. Guarda, qui c’è un guscio di dollaro della sabbia, nuovo, intatto. Le valigie sono pronte, Dove stiamo andando?
Sul tavolo c’è una bottiglia riempita di sabbia. È un regalo per te. Te.

Forse dove stiamo andando non ci sono francobolli.

(Laurel Andrea Harig, Lightening-Sollievo, traduzione di Eva Brugnettini, con la collaborazione della gentilissima Anna Mongibello)

Ed ecco la versione originale:

Lightening

Tonight lightening springs from my pen and the haunted notes of belonging spring from your hands. My weir is all purple. My king, why have you left me here to die among the para-keets and asses? Who gave you that ring?

Nightly, I saw an apparition of a sailor. Daily the bells haunted me with their maudlin song. Like jet black feathers sewn onto a fan, it could conjure up flight, but impossibly, somehow.

A rain, a rain full of murderous teacups, each handle waiting to split off. Oh friend, don’t leave me here. Or leave me and come again.
……
Oh, beautiful, beautiful sailor. Be my albatross and sing your sad song until the day grows heavy and falls into the ocean. Inconsolably. Be my canary, my wristwatch, the drops of perfume I wear at the base of my neck. Last night I dreamt I held you with two arms and two legs. I thought I was a starfish. Crown me the queen of an island, or a castle in the clouds, tell me:

We do deserve something, don’t we? For all our labours? I mean, we must become some-thing in the end. (It is so small, the box we lie in, in the end.) You are a fire-light, a flickering glare, a moth sometimes, in the morning’s haste. I thought I saw you there, when I thought hard enough, in the smallest grain of woodwork– an etching of miniature wings.
……
Instantly, he fell into a deep and dreamless sleep. Tell me, was it easy to leave? Did your breath catch at a particular moment or another. What was the last thing you ate/ saw/smelt/heard? What do you miss the most? What would you tell us, if you could say one last thing to each of us? Oh, you were deeply and violently loved. Rush of spring words, torrent of bottled-up speech? What will express my regard for you? Oh kingdom of deep and dreamless sleep?

At the bottom of the ocean, the May Queen waits. She is slowly turning the color of sea foam. Her bronzed arms are clasped patiently, waving their seaweed bracelets. I don’t know if I can ever love July again, or August. Even November’s tawny glory is ringed now with pale pink bloodshot eyes. How dare you leave me.
……
Play with me another time. Lift me up so I can see the hors-es. Look, here is a sand-dollar, new, unbroken. The suitcases are packed, Where are we going?
On the table there is a bottle filled with sand. It is a gift for you. You.

Perhaps where we are going, there will be no stamps.

da LM EXTRA n. 17, 10 novembre 2009, supplemento a LucidaMente, anno IV, n. 47, novembre 2009

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Informazioni su vaeva

1982, Bologna

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