ELLROY-LUCARELLI: MAI DUE SCRITTORI SONO SEMBRATI PIÙ DIVERSI

BolognaTg24 6/02/10

BOLOGNA, 6 FEB. – Difficile pensare a due modi di essere scrittori e di vivere nella propria realtà più diversi di quelli di James Ellroy e Carlo Lucarelli. Il primo è uno scrittore di Los Angeles, sua madre è stata uccisa nel 1958, e in qualche modo questo deve aver segnato la sua vita se poi è diventato uno dei maggiori scrittori di noir della letteratura americana (/globale?). Di sicuro tra i più noti. Dai suoi romanzi sono stati tratti, tra gli altri, i film L.A. Confidential (classico con Kim Basinger e Kevin Spacey) e Black Dalia (recente filmetto con la bellissima Scarlett Johansson in versione retrò).

Il buon Carlo Lucarelli è certamente un ottimo scrittore di gialli e di attualità, ma al confronto sembra più un “poverino” (stile Pierino per intenderci), che scrive perché la gente si accorga di cosa ha intorno. Concetto che sfugge completamente a Ellroy, che rifugge dalla realtà come dalla scarlattina, che vive per lo più “sdraiato sul suo letto al buio”, almeno mentre è in fase di gestazione.  Niente computer, niente tv, niente giornali (ma non è ora di smetterla con lo stereotipo dell’artista fuori dal mondo? Personalmente ci credo poco). Alla domanda di Lucarelli su come abbia fatto a scrivere una trilogia sulla storia degli Stati Uniti e del mondo (American Tabloid, Sei pezzi da mille e l’ultimo Il sangue è randagio), in cui l’ultimo descrive persino Haiti e la Repubblica Dominicana, Ellroy risponde che ha assunto una ricercatrice: “Il massimo di terzo mondo per me è la zona est di Los Angeles”. Figurarsi cosa poteva rispondere a “Per i suoi personaggi prende spunto da chi le sta intorno?”: “No, invento”.

Per la trilogia dice di aver preso spunto da “quel bellissimo libro che è Libra di Don DeLillo, a cui devo molto”. Mentre il suo punto di riferimento come scrittore non è nemmeno uno scrittore ma niente di meno che Beethoven, per aver portato la musica a un livello inimmaginabile, “E se è riuscito a migliorare sempre anche quando era ormai sordo come una campana perché non posso provarci anch’io?”. E annuncia di avere in mente una quadrilogia che porterà la letteratura a livelli mai visti prima. Perché “leggere i miei libri è un’esperienza esaltante, spirituale, una strada per il paradiso, anche più veloce se ognuno di voi compra 10 copie del mio romanzo!”

BolognaTg24, 06/02/10

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1982, Bologna

  1. ma ellroy è un genio,
    ma allora mi chiedo, perchè?
    bel blog, a presto
    enza

    • grazie Enza!
      ti chiedi perché Ellroy sia un genio nonostante non abbia rapporti con la realtà? Se intendevi questo, credo che intanto non sia proprio vero che non ha tv, né Pc, etc, ma che sia un po’ un vezzo. D’altra parte boh! forse non è necessario avere un intenso rapporto col reale per partorire l’arte. Ma non sono sicura. Tu cosa ne pensi? Era riferito a questo il tuo “perché”?

  2. si, esatto. Forse ha fatto indigestione di realtà da piccolo, mi dico. Non so. Però forse no, forse non è necessario avere rapporti col reale per produrre arte. Grazie di avermi risposto, cari saluti
    e.

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