Book Club III: Nessun Dove – Neil Gaiman

Finito martedì “Nessun dove“. E da qui in poi sarà tutto un unico SPOILER, perciò vade retro chi lo stesse leggendo o avesse intenzione di farlo.

Dunque, il personaggio che davvero mi è piaciuto tanto, e non l’avrei detto almeno fino a p.151 quando vi ho lasciati, e che infatti nemmeno avevo nominato, è il Marchese De Carabas. Sarà che l’ho visto morire di morte crudele, inchiodato tra orribili torture, da quei due maledetti Mr. Croup e Mr. Vandemar, e l’ho visto sputare in faccia a Vandemar, che mai avrei pensato possibile. E poi ho visto il suo cadavere andar giù per le fogne, venir notato dai ratti, raccolto per essere venduto al Mercato Fluttuante, spogliato, ripescato e ficcato in una carrozzina. E poi l’ho visto rinascere e tornare ad aiutare Richard e Porta. E dire che al principio era un mezzo infido, un po’ carogna, un po’ vile. Insomma credo che il suo sia stato il più bel percorso tra i personaggi, perciò anche quello che mi è rimasto più attaccato. Anche rivederlo nelle ultime pagine con Richard, mi ha fatto molto piacere. Se ci fosse un seguito con lui come protagonista lo leggerei volentieri.

Richard e Porta non hanno fatto ‘sto gran percorso. Gaiman ci ha provato fin troppo a dirmi che Richard è cresciuto tanto in questo viaggio per Londra Sotto, ma non mi ha convinto. Sarebbero stati più che sufficienti gli episodi in cui NON torna con Jessica e si fa valere con la sua agenzia immobiliare. Dire continuamente “Prima non sarebbe mai successo” è così superfluo che mi fa quasi ricredere. Un po’ troppo stilizzato Richard. Porta anche, com’è entrata, è uscita e non è che sappia molto di lei. Molto carina invece Hunter, la traditrice. Non me l’aspettavo quel colpo. Non mi aspettavo nemmeno la trovata dell’angelo Islington, versione aggiornata di Lucifero.

Nel complesso, “Nessun dove” è un libro molto grazioso. Credo che proverò qualcos’altro di Gaiman a breve, tipo “Il figlio del cimitero“. Ha quella copertina così carina che tutte le volte che la vedo vorrei averla in camera, molto Tim Burton. A un certo punto dovrò leggere, come avevo già detto, anche “Il ragazzo dei mondi infiniti“, ma dovrò prima finire di scrivere una cosa che ho in mente, che gira sullo stesso motivo.

Invece, martedì l’influenza mi ha colto, perciò ho dovuto iniziare a leggere in fretta e furia un altro libro. Sono all’antica, con la febbre non c’è internet che tenga, si va di libro e via. E insomma, non me la sentivo di cominciare subito un altro fantasy, avevo bisogno di far fluire “Nessun dove”. Perciò ho ripreso in mano la trilogia di Millennium. Avevo letto “Uomini che odiano le donne” circa 3 anni fa. Non è che fosse questo gran bel libro, ma si fa leggere così in un lampo che non puoi credere di aver superato più di 800 pagine. E “La ragazza che giocava con il fuoco” è dello stesso identico registro. Sono a pag. 385 e sembra niente. E poi Lisbeth Salander è un bel personaggio, via.

La recensione di marzo invece sarà su un librino di racconti. Sì, ancora racconti dopo “Alice” di Judith Hermann. Stavolta tocca a Thomas Bernhard con “Al limite boschivo“. Sono dei giallini. Mentre appena avrò finito Millennium II deciderò se passare a “La regina dei castelli di carta“, così da rimanere in linea con i film che stanno dando su La7, oppure se leggere come vi dicevo l’altra volta “Il circo della notte“, o “Switched“. Vedremo fra qualche giorno.

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1982, Bologna

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